Da tempo l’industria agro-alimentare internazionale si concentra in un numero sempre più ristretto di grandi multinazionali che sono in grado di controllare una parte assai rilevante della produzione, distribuzione e consumo delle derrate alimentari nel mondo globalizzato.
Un recentissimo articolo apparso su The Guardian il 6 Gennaio 2026, riporta che 2 sole multinazionali forniscono la tecnologia per la riproduzione industriale delle galline da uova nel mondo, 4 controllano dal 60 all’80% del mercato USA di bovini, suini e pollame e 5 controllano intorno all’80% del commercio mondiale dei cereali.
I fatturati di tante di queste aziende superano il prodotto interno lordo di tanti paesi del mondo occidentale e non sorprende il fatto che il potere di incidere pesantemente sulle scelte alimentari a livello globale sia enorme, attraverso tecniche sofisticate di marketing non solo mediante la pubblicità sui media, ma anche per interventi sulla grande distribuzione, sulla persuasione dei consumatori e sui modelli di vita consumistici costantemente proposti e reclamizzati.
Sono poste all’attenzione generale continue iniziative di promozione di questi prodotti mediante immagini accattivanti e molto verdi di splendidi campi coltivati, persone sane ed efficienti che mangiano felici e strizzano l’occhio.
Molto frequenti anche le iniziative pseudo-scientifiche, avvalorate da esperti consenzienti per dimostrare la bontà della propria produzione. È il cosiddetto “green washing”, attentamente studiato per superare le legittime perplessità.
Perfino il mondo scientifico della ricerca è in certi casi condizionato, in vari modi, nel sostenere la bontà dei loro prodotti.
Una parte considerevole di questi prodotti, sotto forma di merendine, dolciumi, snacks e pasti pronti, sono a base di ingredienti di basso costo e dubbia qualità e sono addizionati con tante diverse sostanze chimiche utilizzate nel corso di tutta la filiera di produzione, conservazione, impacchettamento e presentazione, come concimi chimici, conservanti, coloranti, emulsionanti, esaltatori di sapidità. La triade grasso, zucchero e sale è presente in quasi tutti questi alimenti processati o ultraprocessati per dare un’immediata sensazione di sapore al primo morso, creando nel tempo assuefazione e dipendenza a carico dei consumatori.
Il fatto che da tempo l’evidenza scientifica indipendente abbia chiarito che il cibo ultraprocessato sia estremamente deleterio per la salute umana e sia associato in modo consistente alle classiche malattie degenerative del XXI° secolo, come l’infarto, l’ictus, la demenza, i tumori, l’obesità ed il diabete, non sembra interessare chi produce questi prodotti. Basta che il fatturato ed il profitto siano soddisfacenti e in costante aumento.
Non conta che tante persone si ammalino nel mondo proprio per cattiva alimentazione, con sofferenze e costi umani enormi. E anche costi economici, non più sostenibili per i servizi sanitari nazionali, in termini di trattamenti sanitari e riabilitativi, associati ai costi sociali del mancato lavoro e dell’assistenza ai malati.
Alcune notizie, che ogni tanto emergono della stampa, sono davvero sconcertanti. Sarebbero da titolare: “Oltre il danno la Beffa!”.
Il quotidiano inglese The Guardian (25.11.2025) e successivamente La Repubblica (26.11.2025) riportano quanto detto da Martin Bally, un dirigente della Campbell’s. nota multinazionale agro-alimentare americana riguardo ai prodotti della propria azienda, che lui chiama testualmente: “shit for fucking poor people!”, cioè letteralmente “merda per la povera gente del cazzo!” (Google traduttore).
Sono indispensabili iniziative di educazione alimentare sostenute dalle organizzazioni scientifiche e da risorse pubbliche per informare correttamente la popolazione ad ogni livello, dalle scuole di ogni grado agli ambienti di lavoro e alla popolazione in generale.
Chi scrive partecipa proprio a iniziative di educazione alimentare in alcune scuole superiori della provincia di Firenze.
Sapere come stanno le cose e agire di conseguenza, orientandosi il più possibile verso il cibo vero e sano, prevalentemente vegetale e fresco, rappresenta l’unica arma che abbiamo a disposizione per opporsi a chi persegue il profitto senza scrupoli e per mantenere la propria salute. È il potere della bocca. Della nostra bocca. È alla portata di tutti noi. Persone informate e consapevoli che ragionano e scelgono, per sé stessi e per tutti.
La buona notizia è che un’alimentazione a base di verdure, ortaggi, legumi, cereali integrali, frutta fresca secca, pesce azzurro e pochi altri prodotti di origine animale, rappresenta anche la migliore scelta di sostenibilità e ripresa dell’ambiente in cui viviamo, a vantaggio di tutti, anche di chi ancora deve nascere in questo mondo.
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