Mangiare distratti? Fa ingrassare!

Quando mangiamo distratti (telefono 📱, PC 💻, TV 📺), non “perdiamo solo il gusto”: rischiamo di perdere anche la memoria del pasto 🧠🍽️.

Sedersi a tavola, per mangiare con calma, magari in modo conviviale, è sempre meno praticato e riservato, se va bene, al solo pasto serale. Nel resto del tempo della giornata siamo inclini a mangiare o spelluzzicare in modo frettoloso, spesso svolgendo altre attività o comunque distratti dal lavoro, dall’onnipresenza di un computer o un tablet o di fronte alla televisione, o anche dal richiamo del cellullare per controllare WhatsApp o le ultime dei social preferiti. Un morso dopo l’altro, quasi per sbrigarsi dall’incombenza, senza realizzare a pieno cosa stiamo mangiando, come, dove e quanto.

C’è chi “mastica” le notifiche invece del cibo.

Un recente studio apparso su Nature Communications rivela che esiste negli animali una memoria del cibo consumato. Specifici neuroni analizzano quello che abbiamo mangiato e a che ora e dove l’abbiamo fatto, archiviando le informazioni nel cervello. Questi neuroni specializzati sono chiamati dai ricercatori “engrammi del pasto” e comunicano direttamente con la parte laterale dell’ipotalamo, la regione attiva nel comportamento alimentare.1

È dimostrato che chi presenta deficit di memoria tende a mangiare di più, senza realizzare che ha già mangiato poco tempo prima. Anche chi è distratto al momento di mangiare e pesca da una busta di plastica o da un cartoccio senza quasi guardare cosa mette in bocca non permette l’attivazione di questi specifici neuroni, senza acquisire piena memoria di quando e quanto ha ingurgitato. La successione dei pasti e degli spuntini avviene in tempi ravvicinati e facilita l’eccesso del consumo di alimenti e quindi l’obesità.

Se poi è cibo ultraprocessato quello che si mangia si attiva una vera e propria assuefazione e dipendenza, attivando i

Junk food davanti alla TV … un classico!

 circuiti cerebrali della ricompensa e gratificazione (reward system), gli stessi della dipendenza da droghe e gioco d’azzardo, amplificando il desiderio del cibo industriale tossico, caratterizzato dalla triade grasso, sale e zucchero, con il risultato di ulteriore accumulo di peso e di una seria minaccia alla salute. 2

Per EduAli, il punto non è “mangiare perfetti”, ma ridare al pasto il suo ruolo educativo: un momento in cui il cervello registra, il corpo misura, i sensi guidano. Se la memoria del pasto è un pezzo del freno naturale, allora vale la pena costruire un piccolo rito quotidiano, semplice e replicabile, che la aiuti a riaccendersi.

Come? Prima di iniziare, metti via schermi e notifiche: non come rinuncia, ma come igiene dell’attenzione. Poi fai tre cose: guarda, annusa, assaggia lentamente i primi bocconi. Appoggia le posate ogni tanto e mastica davvero: non è solo “buona educazione”, è fisiologia. La digestione inizia in bocca, con la masticazione (che frammenta e aumenta la superficie del cibo) e con l’azione della saliva, dove enzimi come amilasi salivare e lipasi linguale avviano già la demolizione di amidi e lipidi.3

Guarda, annusa, assaggia lentamente … e conversa amabilmente!

Ma soprattutto, mangiare lentamente dà tempo ai segnali di sazietà di fare il loro percorso: lo stomaco, che si distende, attiva recettori e invia messaggi al cervello (anche tramite il nervo vago), e l’intestino rilascia ormoni che rinforzano il “basta così”. Questo non è immediato: può volerci circa 20 minuti (o più) prima che il cervello “registri” pienamente la pienezza.4 E infatti alcune risposte ormonali post-pasto, come il primo picco di GLP-1,5 compaiono già dopo 10–15 minuti: un motivo in più per non correre.6)

A metà piatto chiediti: “Ho ancora fame o sto solo finendo?” Chiudi con un minuto di pausa: un respiro, un sorso d’acqua, una nota mentale di ciò che hai mangiato. È un gesto minimo, ma potente: trasforma il cibo da “stimolo” a “esperienza”. E più l’esperienza è reale (cibo semplice, poco processato, sapori riconoscibili), meno spazio resta per l’automatismo, quello che porta a ripetere spuntini e porzioni senza accorgersene. Non a caso, strategie come piccoli bocconi, pause e masticazione più completa si associano a maggiore sazietà e a un introito energetico più basso.7

 

NOTE

  1. Décarie-Spain, L. et al. (2025). Ventral hippocampus neurons encode meal-related memory. Nature Communications, 16, Article 4898. Pubblicato 11 giugno 2025.
    https://doi.org/10.1038/s41467-025-59687-1
  2. Hall K.D. et al. (2019). Ultra-Processed Diets Cause Excess Calorie Intake and Weight Gain: An Inpatient Randomized Controlled Trial of Ad Libitum Food Intake. Cell Metabolism (2019 Jul 2). PMID: 31105044; PMCID: PMC7946062.
    https://doi.org/10.1016/j.cmet.2019.05.008
  3. Patricia JJ, Dhamoon AS. Physiology, Digestion. In: StatPearls. StatPearls Publishing; 2025 Jan. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK544242
  4. Slow down—and try mindful eating (September 18, 2022). Harvard Health Publishing. https://www.health.harvard.edu/staying-healthy/slow-downand-try-mindful-eating
  5. Il GLP-1 è un ormone intestinale rilasciato dopo il pasto: aumenta la sazietà, rallenta lo svuotamento dello stomaco e sostiene la risposta insulinica. Per “picco di GLP-1” si intende il massimo aumento dei suoi livelli nel sangue dopo l’inizio del pasto. Zheng, Z., Zong, Y., Ma, Y. et al. (2024). Glucagon-like peptide-1 receptor: mechanisms and advances in therapy. Signal Transduction and Targeted Therapy, 9, 234. https://doi.org/10.1038/s41392-024-01931-z
  6. Cifuentes L, Acosta A. (2022). Homeostatic regulation of food intake. Clinical Research in Hepatology and Gastroenterology, 46(2):101794. Epub 2021 Sep 1. PMID: 34481092; PMCID: PMC9721532. https://doi.org/10.1016/j.clinre.2021.101794
  7. Andrade, A.M. et al. (2008). Eating Slowly Led to Decreases in Energy Intake within Meals in Healthy Women. Journal of the American Dietetic Association, 108(7), 1186–1191. https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S000282230800518X
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