L’Aromatiere – Tra scienza e arte

Flavourist at Monell Chemical Senses Center - https://monell.org/ - Immagine tratta dal The New York Times - agosto 1987

Dietro ogni aroma dichiarato in etichetta nei prodotti alimentari si cela una figura affascinante: l’aromatiere. Ma chi è, in realtà, l’aromatiere?

È uno scienziato specializzato, metà chimico e metà artista, capace di progettare le combinazioni aromatiche che danno gusto e profumo ai nostri cibi e alle nostre bevande preferite.

Per capire cosa significa sviluppare aromi, è utile fare un passo indietro e dare qualche spiegazione scientifica.
Tutto ciò che ci circonda, cibo incluso, è composto da sostanze chimiche. Anche il nostro corpo è costituito da un’enorme quantità di molecole: si stima circa 1,2 × 10²⁷, delle quali il 99% è acqua. Come una melodia è fatta di note musicali, così gli aromi sono composti da decine, a volte centinaia, di molecole che insieme creano il profilo aromatico di un alimento.

Le molecole che danno sapore e profumo agli alimenti conosciute finora sono circa 30.000, ma si ipotizza che il numero reale superi le 50.000.

Un esempio emblematico è la Vaniglia (Vanilla planifolia L.): annusando le bacche mature e lavorate di questa orchidea, si percepisce un profumo floreale, empireumatico e balsamico. Al gusto, invece, si avverte una nota pungente, dovuta alla Vanillina, il cui nome chimico è 4-idrossi-3-metossi-benzaldeide.

La varietà Bourbon del Madagascar contiene circa il 2% in peso di Vanillina, ma le molecole volatili complessive che contribuiscono al suo aroma sono ben oltre 250. La composizione varia in base all’origine geografica, al grado di maturazione e al metodo di lavorazione delle bacche, e conferisce alla vaniglia naturale una straordinaria complessità.

Per creare un aroma vaniglia, l’aromatiere può percorrere due strade:

  1. L’estrazione diretta: utilizzando solventi come acqua e alcool, o tecniche più avanzate (ultrasuoni, CO₂ supercritica), si estraggono i composti aromatici dalle bacche. Il risultato è un liquido scuro e profumato, etichettato come Aroma Naturale di Bacche “di” Vaniglia o Estratto Naturale “di” Vaniglia.
  2. La ricostruzione molecolare: si selezionano circa 15-20 molecole chiave (key compounds), sufficienti a riprodurre un buon profilo aromatico. Le molecole possono essere di origine naturale o sintetica, e la scelta dipende spesso da fattori economici.
    Per esempio, la Vanillina naturale può anche essere prodotta via biosintesi, a partire dall’acido ferulico estratto dalla pula di riso, grazie all’azione del batterio Pseudomonas sp.. Questo aroma può essere etichettato come Aroma Naturale (ma non “di” Vaniglia)
    La Vanillina sintetica, invece, la più usata dall’industria dolciaria, si ottiene dalla lignina, un sottoprodotto della lavorazione della carta. Questa Vanillina è composta per l’84% da materiale naturale e per il 16% da sintesi. È proprio per quel 16% che non può essere definita “naturale” in etichetta e tantomeno dichiarato aroma “di” vaniglia.

L’uso della Vanillina sintetica risale al 1874, quando i chimici tedeschi Ferdinand Tiemann e Wilhelm Haarmann riuscirono a sintetizzarla per la prima volta, partendo dalle scoperte del collega Nicolas-Théodore Gobley (1858), che ne identificò la molecola.

Come per la Vanillina, oggi è possibile estrarre o sintetizzare migliaia di molecole presenti in natura, che gli aromatieri combinano come note per creare “accordi aromatici”, capaci di riprodurre gli odori e i sapori degli alimenti.

La natura è dunque una fonte inesauribile di sostanze chimiche che rendono gustosi gli alimenti. Senza aromi, molti cibi non sarebbero così appetibili. Il nostro gusto si è evoluto per riconoscere ciò che è sicuro e nutriente anche grazie all’aroma.

E non finisce qui: cucinare è anche un atto chimico. Durante la cottura o la stagionatura, molte molecole precursori si degradano o si trasformano, generando nuovi composti aromatici, detti aromi di trasformazione.

Ad esempio:

  • Tostando il caffè, si sviluppano oltre 1.300 molecole volatili.
  • Nel pane, lieviti (Saccharomyces cerevisiae) e batteri lattici (da madre acida) avviano trasformazioni biochimiche. Durante la cottura, le Reazioni di Maillard, tra aminoacidi e zuccheri riducenti, creano la crosta bruna e fragrante tipica del pane appena sfornato. Questo processo è anche noto come Reazione d’Imbrunimento (Browning Reaction).

In sintesi, gli aromatizzanti sono ingredienti chimici di origine naturale o sintetica che nelle mani dell’aromatiere, definibile anche come “chef molecolare”, soddisfano i nostri sensi con competenza e creatività.

Le principali tipologie di aromi utilizzate dagli aromatieri sono:

  • Preparazioni aromatiche
    Oli essenziali, estratti vegetali, oleoresine, distillati, succhi concentrati. Sempre naturali.
  • Sostanze aromatiche naturali
    Molecole isolate da fonti naturali (es. vanillina da biosintesi, composti da frutta, verdura, spezie), tramite distillazione, estrazione o processi microbiologici.
  • Sostanze aromatiche
    Hanno la stessa composizione chimica di quelle naturali, ma derivano da processi sintetici o parzialmente naturali. Grazie al know-how dell’industria, garantiscono sicurezza, qualità e sostenibilità.

Gli aromi si impiegano in piccolissime dosi, spesso nell’ordine di parti per milione (ppm), in prodotti come gelati, yogurt, salumi, biscotti, salse, caramelle, ripieni di pasta e molti altri.

A meno che non si tratti di alimenti “di base” (latte, uova, carne, pesce, pasta, succhi, pane, vino), che contengono aromi nativi, la maggior parte dei prodotti trasformati viene esaltata con l’aggiunta di sostanze aromatiche.

L’etichetta resta il mezzo più efficace per informare il consumatore sulla natura degli aromi: naturali o no.
In ogni caso tutti gli aromatizzanti utilizzati nell’industria alimentare devono rispettare elevati standard di sicurezza, fondati su valutazioni scientifiche rigorose e in linea con il quadro legislativo europeo, ampio e in continuo aggiornamento.

 

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