C’è una pianta che ha attraversato i secoli portando con sé il profumo della vittoria, l’essenza della sapienza e il gusto della tradizione: è l’alloro, Laurus nobilis, l’aromatica per eccellenza del Mediterraneo.
Presente nei miti greci, sulle teste degli imperatori romani, nei trattati di medicina medievale e oggi in ogni dispensa che si rispetti, l’alloro non è soltanto un’erba aromatica: è una leggenda che insaporisce la storia.
La sua origine è radicata nel bacino del Mediterraneo, dove cresce spontaneo con la sua chioma lucente e il profumo balsamico. Fin dall’antichità, il suo significato ha superato l’ambito culinario: i Greci lo consacrarono ad Apollo, dio del sole, della poesia e della medicina.
Secondo il mito, la ninfa Dafne, inseguita da un Apollo innamorato, si trasformò in un albero d’alloro per sfuggirgli; da allora, il dio la rese pianta sacra.
Le corone intrecciate di alloro premiavano poeti e vincitori nei Giochi Pitici (uno dei quattro Giochi panellenici dell’antica Grecia, insieme alle Olimpiadi, ai Giochi Nemei e ai Giochi Istmici), da cui deriva il termine “laureato”. I Romani ne fecero un simbolo di trionfo: nessun generale o imperatore entrava in città senza una corona di alloro sul capo.
Ma l’alloro non fu solo emblema di potere.
Durante il Medioevo le sue foglie venivano bruciate per purificare l’aria durante le epidemie, e i suoi infusi erano ritenuti utili per alleviare disturbi respiratori e digestivi. Il celebre Nicholas Culpeper erborista seicentesco anche medico e astrologo britannico, ne esaltava le virtù protettive contro mali fisici e spirituali. Una reputazione che la scienza moderna ha in parte confermato, studiando i suoi principi attivi.
Dal punto di vista aromatico, il protagonista è l’1,8-cineolo (eucaliptolo), un composto che conferisce alle foglie di alloro un profumo resinoso, balsamico, con sfumature terrose. Ma non è solo: il fellandrene aggiunge una nota agrumata e vivace, mentre l’eugenolo, lo stesso presente nei chiodi di garofano, introduce un accento dolce speziata e leggermente floreale.
Le foglie, sia fresche sia essiccate, sono versatili: quelle fresche sono più delicate, mentre le secche sprigionano un aroma più intenso, ideale per cotture lente.
In cucina, l’alloro è una certezza. Lo si trova nei bouquet garni, in compagnia di timo e prezzemolo, a insaporire brodi, oppure a salvia e rosmarino per stufati, arrosti e legumi. Le sue foglie, intere e coriacee, non si consumano ma accompagnano discretamente il piatto, rilasciando gradualmente i loro oli essenziali. Il segreto? Aggiungerle all’inizio della cottura e rimuoverle prima di servire. E se vi sembra un tocco audace, provatelo in una mousse al cioccolato: il contrasto tra l’aroma amarognolo del cacao e le note resinose dell’alloro è sorprendente!
Oggi, l’alloro continua a dominare con eleganza il regno delle aromatiche. È decorazione nelle lauree, rimedio in infusi e protagonista in cucina. Un vero “re verde”, capace di evocare miti antichi ed al tempo stesso impreziosire i sapori di una cucina moderna e consapevole. Nel borbottio della pentola la sua foglia racconta storie millenarie con il linguaggio inconfondibile dell’aroma.
Nome botanico: Laurus nobilis L.
Parti della pianta usate
Origini – Originario dell’Asia Minore, l’alloro si è diffuso successivamente nell’area del Mediterraneo, trovando il suo habitat ideale nei climi temperati e soleggiati di questa regione.
Descrizione botanica – L’alloro è una pianta sempreverde che può raggiungere i 10-12 metri d’altezza. Ha corteccia liscia, grigia e brillante; foglie coriacee, lucide nella pagina superiore, di forma lanceolata o ovato-lanceolata. I fiori sono piccoli, riuniti in infiorescenze ascellari: quelli maschili sono giallognoli, quelli femminili biancastri. I frutti sono drupe nere e lucide, contenenti un seme ovale.
Regioni di coltivazione – Oggi l’alloro è coltivato in Italia (specie nel Sud e nelle isole), Turchia, Grecia, Francia, Marocco, Spagna e in alcune regioni della Cina e degli Stati Uniti.
Regioni di coltivazione – Oggi l’alloro è coltivato in Italia (specie nel Sud e nelle isole), Turchia, Grecia, Francia, Marocco, Spagna e in alcune regioni della Cina e degli Stati Uniti.
Principali composti aromatici.
L’olio essenziale è ricco di:
Analisi Sensoriale – Le foglie fresche emanano un aroma dolce, balsamico, con note di noce moscata, canfora e una leggera astringenza. L’essiccazione ne intensifica il profumo speziato di fondo, rendendolo più armonico. Il sapore è dolce-speziato con un retrogusto amarognolo.
Metodo di coltivazione – Preferisce terreni fertili, ben drenati e posizioni soleggiate. Si pianta in primavera inoltrata o inizio autunno. Resistente alla siccità, ma teme il gelo prolungato. In vaso necessita di terriccio umido e protezione invernale. Si propaga per talea a fine estate o inizio autunno.
Cibi da abbinare:
Curiosità sulle varietà meno note – Esistono varietà ornamentali con foglie variegate. Va distinto dal “lauroceraso” (Prunus laurocerasus), tossico per la presenza di acido cianidrico.
Tecniche di conservazione – Essiccare le foglie in luogo caldo e ventilato. Le foglie essiccate mantengono aroma e sapore per circa un anno se conservare in contenitori ermetici al riparo dalla luce.
Usi non culinari
Scienza delle miscele con altre erbe o spezie – L’alloro si combina perfettamente con erbe mediterranee come timo, rosmarino, salvia e origano. Nelle miscele aromatiche (come il bouquet garni francese), conferisce un profilo balsamico e persistente.
Preparazioni commerciali Disponibile come:
Proprietà terapeutiche riconosciute
Denominazioni regionali
Proprietà nutrizionali – Le foglie contengono oli essenziali, tannini, principi amari, vitamine (A, C) e minerali (ferro, calcio, magnesio).
Denominazioni in altri paesi