Piccole e Grandi Innovazioni nella Coltura dell’ulivo e nella produzione dell’Olio Evo – Parte 3 di 4

Oliveti con cielo nuvoloso (Vincent Van Gogh 1889) In quest'opera di Van Gogh si percepisce il contrasto tra la vitalità dell’ulivo e il passare delle stagioni. Un tema legato al ciclo della vita, anche se non specificamente all’invecchiamento dell’olio.

segue da parte 2 di 4

 

L’Olio Extravergine d’Oliva Matura o Invecchia?

“L’invecchiamento guasta all’olio il sapore, a differenza di quanto accade per il vino, e al massimo si può arrivare ad un anno.”

Così scriveva Plinio il Vecchio, nel I secolo d.C., al paragrafo 7 del quindicesimo libro della Naturalis Historiae, la prima grande enciclopedia del mondo antico, giunta fino a noi quasi intatta.

Duemila anni dopo, possiamo finalmente correggere questa affermazione alla luce delle moderne conoscenze, semplicemente applicando un principio tanto semplice quanto efficace: la conservazione a freddo.

È noto ormai che l’olio extravergine d’oliva deve essere protetto dai suoi nemici naturali: ossigeno, calore e luce. È per questo che i contenitori vengono riempiti fino all’orlo, per limitare il contatto con l’aria; che le bottiglie sono realizzate in vetro scuro, capace di attenuare, seppure non del tutto, i raggi ultravioletti; e che il luogo ideale per conservarlo resta la cantina, fresca e buia.

Nonostante questi accorgimenti, una verità rimane: dal momento in cui viene franto, l’olio EVO comincia un inesorabile processo di invecchiamento.

Inesorabile, sì. Ma non necessariamente inarrestabile.

Come già notava Plinio, a differenza del vino, l’olio non migliora col tempo. Eppure, ancora oggi, c’è chi preferisce parlare di “maturazione” per evitare di ammettere l’inevitabile: è una forma di ipocrisia.

Le analisi chimiche parlano chiaro. Se si confronta un olio al momento della frangitura con lo stesso olio dopo 12 mesi, le differenze sono evidenti:

  • netta diminuzione dei polifenoli, responsabili del gusto amaro (oleuropeina) e del piccante (ligstroside),
  • aumento dei prodotti dell’ossidazione, principali responsabili dei difetti olfattivi,
  • drastico calo delle componenti aromatiche volatili, che conferiscono i profumi freschi, erbacei e fruttati dell’olio appena estratto.

Dopo un anno, è il nostro palato a darci la conferma più eloquente: il gusto dell’amaro e del piccante si è affievolito, quando non del tutto scomparso. Ma è ancor prima il nostro olfatto ad avvertire il cambiamento: quelle vivaci note vegetali e fruttate non ci sono più, o sono appena accennate.

Al termine del suo ciclo annuale, l’olio può arrivare ad avere meno della metà delle sue originarie proprietà antiossidanti e fino al 70% in meno del suo profumo. Inoltre, l’avanzata ossidazione porta alla formazione di nuove sostanze volatili sgradevoli (off-flavours), che sovrastano le ultime note positive rimaste.

Ed è un vero peccato!

Soprattutto se si pensa che le moderne tecniche di raccolta ed estrazione hanno raggiunto livelli altissimi, offrendo oli di qualità straordinaria, impensabili fino a pochi decenni fa.

segue parte 4 di 4

error: Il contenuto è protetto da copyright. I contenuti di questo sito sono protetti da copyright. La riproduzione o diffusione anche parziale è vietata senza il consenso dell’Editore. Per richieste o autorizzazioni: donato.creti@medfoodscience.com